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Cambio di marcia

A volte basta poco per cambiare tutto il senso di una frase. Prendendo spunto da questa affermazione, ci siamo lanciati in un insolito esperimento letterario, ispirato se vogliamo a giochi enigmistici tipo anagrammi o cambi di vocale. Il criterio che abbiamo seguito nell'affrontare un tale ardimentoso cimento è presto detto: si è trattato di prendere una poesia classica, italiana o straniera, e modificarla il meno possibile (mantenendosi dunque quanto più sia dato fedeli al testo originale) per trasformarla in un'ode al podismo.


UGO
FOSCOLO

(1778-1827)

"In crampo del polpaccio sinistro"
di Indro Neri

  In morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de’ tuoi gentili anni caduto.

La madre or sol, suo dì tardo traendo,
parla di me col tuo cenere muto:
ma io deluse a voi le palme tendo;
e se da lunge i miei tetti saluto,

sento gli avversi Numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch’io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l’ossa mie rendete
allora al petto della madre mesta.

   In crampo del polpaccio sinistro

Un dì, s’io non andrò sempre correndo
fra gente e gente, me vedrai spossato
assiso sulla pietra, o amico mio, gemendo
il fior del mio polpaccio andato.

La corsa tutta, il dì tardo traendo,
cerca di me con il giudice muto:
ma io deluse a voi le palme tendo;
e se da lunge l'arrivo saluto,

sento gli avversi Numi, e le secrete
strade che al correr mio furon tempesta,
e prego anch’io in quel porto quiete.

Questo di tanta speme ora mi resta!
Keniane genti, il pettorale mio rendete
allora al clemente cronometrista.

 


FRANCESCO
PETRARCA

(1304-1374)

"Il sonetto del maratoneta fondamentalista pentito"
di Giorgio Pogliano

(*) Dierresse: Dead Runners Society, la principale mailing list podistica italiana

  Voi ch'ascoltate
in rime sparse il suono

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sí come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.

   Il sonetto del maratoneta
fondamentalista pentito

Voi che leggete in Dierresse (*) il suono
di quelle corse ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sí come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;

e del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che il traguardo in maratona è breve sogno.

 


EUGENIO
MONTALE

(1896-1981)

"Corricchiare
lento ed assorto"
di Franz Rossi

  Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'é tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

   Corricchiare lento ed assorto

Corricchiare lento ed assorto
lungo un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
mentre voli sulle tue Nike.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
scoprire con lieta meraviglia
com'é tutta la vita e il suo bagaglio
maratona da correr con cipiglio
soltanto come lepre per tuo figlio.

 


GIOSUÈ
CARDUCCI

(1835-1907)

"Il podista
del borgo antico"
di Roberto Santiloni

  San Martino

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

   Il podista del borgo antico

La corsa agli irti colli
piovigginando si sale
e contro il maestrale
corre e fatica il runner

Ma per le vie del borgo
dai vittoli e le salite
va il fragor dei passi
gl'atleti a far sudar

Si ammira sui volti accesi
la fatica salir via
stanno i paesani a guardar
sull'uscio i corridor

Che vanno veloci
fra i vicoli del borgo
com'esuli pensieri
nel vespero migrar.

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