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La videoteca del podista

Il videoregistratore è ormai entrato a far parte della dotazione familiare, anzi è uno fra gli elettrodomestici casalinghi più amati. Questo articolo è dedicato a tutti coloro che, accanto alla biblioteca di libri sulla corsa, vogliano crearsi in casa anche una videoteca a carattere podistico. Abbiamo suddiviso i vari titoli disponibili in tre sezioni: nella prima vengono elencati quelli nei quali il correre a piedi è alla base di tutto il film, nella seconda vengono presentati invece i documentari sulla corsa a piedi mentre il terzo raggruppamento contiene una vasta scelta, esaustiva anche se sicuramente non completa, di film nei quali appaiono scene di corsa.

  • Podismo in Technicolor - Le straordinarie coincidenze di celluloide e corsa a piedi
  • Movie Reviews - La pagina originale di Run The Planet (in inglese) che elenca tutta la produzione cinematografica a carattere podistico.

Film sulla corsa

Il più famoso film italiano sullla corsa a piedi è sicuramente "Un ragazzo di Calabria" di Luigi Comencini, con Gian Maria Volonté, Diego Abatantuomo e, per la prima volta sullo schermo, il piccolo Santo Polimeno. Il film – liberamente ispirato alla vita di Panetta – racconta la storia di un ragazzo che ama correre e vuole emulare il grande Abebe Bikila, ed offre splendide inquadrature della campagna calabrese che regalano emozioni allo spettatore podista.

Di produzione nazionale è anche il film realizzato per la televisione "Oggi ho vinto anch'io", con Franco Nero, che si basa su un episodio realmente accaduto alla maratona di New York, alla quale, controllato dal proprio medico, prese parte un concorrente italiano infartuato giungendo regolarmente a tagliare il traguardo di Central Park. E passato in televisione alcuni anni fa, c'è anche il film "Running Brave".

Passando all'estero, un'ottima biografia podistica è "Il gigante dello stadio" con Burt Lancaster, nel quale, con toni inevitabilmente un po' enfatici, si ripercorre la storia di Jim Thorpe, atleta americano di origini indiane, a cui fu tolta una medaglia olimpica con l'accusa di professionismo, salvo poi restituirla agli eredi molti anni dopo. A lui, tra l'altro, è dedicata una maratona che si svolge ogni anno a novembre ad Oklahoma City, negli Stati Uniti (la "Jim Thorpe marathon").

Un film quasi sconosciuto, che pochi avranno sentito o visto, è "Il corridore" di Amir Naderi, un film iraniano del 1985, che racconta la storia di un giovane ragazzo iraniano la cui massima passione è correre in libertà sugli altipiani.

Insignito con il premio Oscar, c'è poi il famosissimo "Momenti di gloria" di H. Hudson. Una nota curiosa è che nel film viene rappresentato il "Certamen di Caius" (chi ha visto il film sicuramente ricorderà la sfida contro i dodici rintocchi dell'orologio del Trinity College, 367 metri da percorrere entro 46/47 secondi). Ebbene, oltre alla prevedibile vittoria del protagonista nel filmato, c'è da dire che solamente altre due volte in questo secolo, qualcuno ha vinto questa che è una gara che viene veramente disputata: nel 1927 il marchese di Exeter, quel Lord Burghley che fu poi campione olimpico ad Amsterdam l'anno successivo, e nel 1988 Sebastian Coe con 45.52.

Un grande film sulla corsa è "Gioventù, amore e rabbia" di Tony Richardson, tratto dallo stupendo racconto di Allan Sillitoe, "La solitudine del maratoneta": narra la storia di un giovane carcerato che, preparandosi per una sfida fra istituti di pena, ogni giorno trova il modo di uscire temporaneamente dalla prigione correndo in libertà nelle campagne inglesi. Sempre in un carcere è ambientato anche "La corsa di Jericho" di Michael Mann con l'ergastolano Rain Murphy, interpretato da Peter Strauss, che corre con passione per sfuggire alla squallida vita della prigione raggiungendo livelli da giochi olimpici.

Le Olimpiadi di Tokio del 1964 fanno da sfondo alla commedia sentimentale americana "Cammina, non correre" realizzata con arguzia e buon gusto da un regista di successo qual è Charles Walters nel 1966 che vanta un cast di attori come Cary Grant, Samantha Eggar, Jim Hutton e John Standing: è la storia d'amore di una ragazza inglese e di un atleta americano che partecipa alla prova di marcia dei cinquanta chilometri. In tema di Olimpiadi c'è anche "Golden Girl", un film con la stupenda ma assai poco credibile velocista Susan Anton, la quale, incurante del boicottaggio americano, riesce a vincere tre medaglie d'oro ai giochi di Mosca.

Con James Naughton e con Lindsay Wagner (più famosa per aver interpretato la serie di tellefilm della donna bionica) c'è il film canadese "Second wind". In Canada è ambientato anche "Running – Il vincitore" con un giovane Michael Douglas nella parte di un atleta americano impegnato nella maratona olimpica di Montreal.

È datato 1974 il film di Emil Nofal, "Quando la neve imbianca i capelli", che narra la storia di un ex mezzofondista che spinge i figli a correre la maratona.

Da citare infine anche "Il maratoneta", film ormai classico di John Schlesinger, con Dustin Hoffman e Laurence Olivier, in cui si racconta del giovane ventiduenne Babe che sogna di diventare un maratoneta e battere il grande finlandese Nurmi per amore di una ragazza. La sceneggiatura è tratta dall'omonimo libro.

Documentari sulla corsa

Il documentario "Olimpia" di Leni Riefenstahl, girato in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, fu voluto da Hitler per scopi propagandistici ma il risultato travalica ogni retorica e si propone come un polo fondamentale della cinematografia sportiva: c'è la cronaca delle gare ma ci sono anche esercizi stilistici legati ai corpi in movimento e soluzioni tecniche e di montaggio assolutamente rivoluzionarie (furono impiegate quaranta telecamere fra cui le prime automatiche, per la prima volta fu ripresa una gara in soggettiva grazie ad una telecamera fissata sul petto di uno dei maratoneti e furono addirittura inventati appositamente degli obiettivi). Il documentario è composto da due parti, due ore e cinque minuti la prima, un'ora e trentanove minuti la seconda (l'atletica è nella prima parte) e ne esistono due versioni, una in tedesco con i sottotitoli in italiano ed una doppiata che però è notevolmente mutilata in più punti.

Sempre in ambito olimpico c'è il documentario "Monaco 1972" che è diviso in vari episodi ognuno affidato ad un regista famoso ed avente per tema un estremo olimpico (l'atleta più veloce, la gara più lunga, il salto più alto e via dicendo). Oltre allo splendido filmato sulla maratona è da segnalare però anche quello sulla boxe.

Fra i filmati che possono interessare al podista, da segnalare anche la videocassetta che propone un "Corso video di massaggio zonale" che illustra dettagliatamente come curarsi con la riflessologia plantare.

In questa sezione di documentari citiamo infine la videocassetta made in Usa – chi altri? – che mostra una strada vuota, da proiettarsi mentre si corre sul tappeto mobile di fronte alla propria televisione (e ne esistono anche di quelle che mostrando una fiamma che arde trasformano la tv in un caminetto, o anche in acquario con pesci tropicali); ed anche il servizio di videocassette ricordo offerto ai maratoneti di Portland, Venezia e New York.

Film con scene di corsa

In una carrellata comica dall'Adamo delle origini al futuro dell'uomo attraverso i secoli, Paolo Villaggio, nel film "Superfantozzi" di Augusto Caminito e Neri Parenti, intepreta la parte di Filippide, il primo maratoneta, che viene scelto dal superiore come "volontario obbligato" per correre e portare la notizia della vittoria ad Atene. La scena si sviluppa per cinque lunghi minuti con Villaggio che rantola ed ansima alla volta della capitale: quando finalmente arriva è talmente stanco che non si ricorda più quello che deve dire, cioè se hanno vinto o perso, e con il solito imbarazzo fantozziano, pur di non essere passato per le armi, decide di ritornare di corsa alla piana di Maratona, informarsi, scriverselo su una tavoletta di cera, e tornare. Sempre di corsa.

Fra i comici italiani anche un Alberto Sordi d'annata che in "Mamma mia... che impressione" si cimenta in una gara podistica, a metà strada fra marcia e corsa, per vincere un premio in denaro per la sua parrocchia.

Un'altra commedia italiana è "Mani di velluto" dove la coppia Celentano-Santercole, secondo le foto di scena, si allena facendo un footing dallo stile quanto mai improbabile.

Ridere per ridere, è disponibile in videocassetta "Pippo Olimpionico", cartone animato d'epoca veramente divertente. Rimanendo in casa Disney, da segnalare "Nanù, il figlio della jungla" che narra la storia di un ragazzo selvaggio superdotato e sfruttato dai soliti allenatori di atletica di un college, decisi a battere la scuola rivale. E sempre con la Walt Disney si assiste a scene di corsa nel film "Il fantasma del pirata Barbanera" con uno spassoso meeting di atletica manovrato da un fantasma invisibile.

Ma il primo "jogger cinematografico non professionista" si vede nel 1968 nel film "2001: Odissea nello spazio", l'unico film di fantascienza di questa lista, che mostra pochi indimenticabili secondi di corsa a piedi a bordo dell'astronave Discovery.

Nel periodo di punta della passione americana per il jogging diventa naturale far compiere qualche passo di corsa al protagonista del film ed ecco quindi Jill Clayburgh ("Una donna tutta sola"), Walter Matthau e Glenda Jackson ("Visite a domicilio"), George Segal e Nathalie Wood ("L'ultima coppia sposata") in tuta a sgambettare nei parchi. Di tutt'altro livello e significato le corse di Sylvester Stallone nei vari "Rocky", non più jogging salutare ma strumento di preparazione per la battaglia sul ring.

Nello splendido "Non si uccidono così anche i cavalli?" con J. Fonda, vengono fatte gare di corsa indoor a coppie ad eliminazione per rendere ancora più massacranti le maratone di ballo. La corsa (ed il football americano) sono visti come qualcosa di fisiologico per l'americano medio nel film "Il grande freddo" dove la corsa è il momento per fare quattro chiacchiere tranquille e parlare anche di cose molto serie. Ed anche l'amante omosessuale nel film "Terapia di gruppo" marcia parlando con i suoi allievi che gli corrono intorno.

Un film del genere horror-sexy (almeno così lasciano intendere le foto di scena), "Giochi fatali", narra la storia di un maniaco che uccide i giovani, ma soprattutto ragazze, di un campus estivo di atletica leggera trafiggendoli con un giavellotto.

La satira più violenta è sicuramente quella di Blake Edwards che apre il suo "S.O.B." con un podista che corre su una spiaggia californiana desolata e stramazza al suolo colpito da infarto. Sulla spiaggia si allena correndo anche uno dei protagonisti del film "Crimini e misfatti" di Woody Allen.

Un'altra simpatica citazione per "Soul Man" dove un ragazzo bianco che ha deciso di diventare negro si diverte a stupire il suo migliore amico, rimasto bianco, proprio durante la sua corsa quotidiana. E rimanendo nell'ambito della commedia va ripescato un Warren Beatty di diversi anni fa che per rimettersi in forma dopo un infortunio corre – e pedala – nel divertente film "Il paradiso può attendere". Un'ultima commedia da seegnalare è "Harry ti presento Sally" dove i protagonisti marciano impacciati a New York.

Passando ad un altro genere è da segnalare infine il bel giallo "I delitti del rosario" con Donald Sutherland, dove la corsa però non porta fortuna ad un pastore protestante.

Jurassic Park

MA A QUANTO CORREVANO QUESTI DINOSAURI?

Il successo del film "Jurassic Park" di Steven Spielberg ha sollevato una inevitabile domanda fra tutti i podisti: "A quale velocità correvano i dinosauri?". Delle cinque specie apparse nel film (contro le quindici presenti nel libro di Michael Crichton da cui è stata tratta la sceneggiatura del film), il meno adatto alla corsa è sicuramente il lento brachiosauro, quello che assomiglia più ad un dinosaurro come ce lo immaginiamo di solito, e cioè col corpo grosso e col collo lungo: sei metri il dislivello tra la testa ed il cuore, per non parlare delle zampe, tozze, più lunghe davanti e più corte dietro. Un po' più "podistico" è invecece il triceratopo, simile ad un nostro rinoceronte ma molto molto più grande, la cui struttura gli permetteva di correre, ma ad una velocità non ecceessiva. Agilissimo sulle sue zampe posteriori correva rapidamente invece duecento milioni di anni fa il dilophosaurus che nella sua forma ricorda da vicino il nostro canguro. Ma la palma del dinosauro più veloce viene contesa fra il velociraptor (il cui nome significa appunto "predatore veloce") che addirittura poteva correre e saltare su una gamba sola, usando l'altra per squartare le sue vittime ed il tirannosauro, il più grande carnivoro mai esistito, anch'esso agile e veloce ma soprattutto con falcate di corsa addirittura di quattro metri!

Ringraziamenti

Questo articolo è apparso sul numero 188 del mese di novembre 1993 della rivista "Podismo". Lo spunto è stato fornito dagli articoli di Massimo Carnevali "Quando il cinema corre" e "La cineteca del podista" pubblicati sul notiziario del Comitato di Coordinamento di Bologna "Il podista" di luglio/agosto 1990, luglio/agosto 1991, novembre/dicembre 1991.

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